Quando e come vendere l'oro usato

Quando in Italia sorse il "Banco dei pegni", le persone più povere e in difficoltà furono i primi clienti che si servirono di quest'istituzione benefica ed innovativa che, proprio come fanno oggi i moderni "Compro Oro", consentiva di ottenere immediata liquidità sebbene con modalità diverse, tipiche del "pegno".
Le analalogie tra le due attività sono tante, a partire dallo scopo che, in origine, è stato alla base di queste realtà imprenditoriali ma le differenze sono sostanziali.

A metà del XV° secolo, infatti, così come alla fine degli anni '90, sia il Banco dei Pegni che i primi Oro point ebbero la stessa mission: soccorrere i più bisognosi in un momento di crisi, rendendo accessibile l'acquisizione di beni di prima necessità ed evitando la cessazione di tante piccole e medie imprese.
Sul modello inglese del XIV° secolo (sorto per opera del vescovo di Londra Michael Northburg), anche in Italia nacque il "Monte di Pietà" non solo con l'intento di aiutare le classi più umili ma anche per combattere il "fenomeno dilagante dell'usura", altro punto in comune con gli attuali Compro Oro.
Correva l'anno 1462 quando il francescano Michele Carcamo, appartenente all'ordine religioso dei Frati Minori Osservanti, fondò i primi istituti imprimendo una forte "connotazione etica e religiosa" tanto che, a fronte del prestito concesso, non incluse l'addebito degli interessi.
Il sistema del pegno si basava sulla "cessione momentanea di un bene" in cambio di una determinata cifra, preventivamente pattuita.
Colui che ricorreva al Monte generalmente impegnava un oggetto d'oro o d'argento, il cui valore era nettamente superiore all'importo ricevuto. 
L'unica condizione per riscattare il bene, era il rispetto della scadenza fissata (quasi sempre 1 anno).
Dopo tale termine il Monte aspettava ancora un mese: se il beneficiario restituiva l'intera somma rientrava in possesso dell'oggetto pignorato, in caso contrario "il pegno" veniva venduto all'asta.
In questo modo il Monte di Pietà non solo recuperava quanto anticipato ma, in caso di un compratore molto generoso, tutto il guadagno veniva distribuito alle famiglie più povere della città. 
Mentre i Monti si diffusero a macchia di leopardo in tutta la penisola grazie ad un promotore d'eccellenza, Bernardino da Feltre - attivissimo presbitero dello stesso Ordine di frate Carcamo - intorno al XVII° secolo, sempre con le stesse finalità, furono istituiti i "Monti Frumentari" che, diversamente da quelli di Pietà, erano dislocati soprattutto nelle zone rurali per venire incontro alle necessità più spicciole di proprietari terrieri e contadini.
Nel corso dei secoli l'attività del Banco dei Pegni divenne molto popolare e subì una naturale evoluzione: il microcredito degli inizi si traformò sempre più in un vero e proprio "mutuo" (spesso richiesto per finanziare attività politiche e culturali), sul quale venivano applicati tassi d'interesse molto bassi.
I servizi disponibili divennero sempre più strutturati fino a quando furono sostituiti dalle "Casse di Risparmio" sorte agli inizi del XIX° secolo nel lombardo-veneto, istituto senza scopo di lucro, nato per tutelare e favorire i piccoli risparmiatori.
Le Casse mantennero la finalità etica dei Monti alla quale si ispirarono, ma con una vision più ampia e speculativa che animava anche gli istituti di credito: la "logica del profitto".
Intanto, nel 1862 con la legge 753 il vecchio Monte di Pietà cedeva definitivamente il passo alle "Fondazioni e alle Opere Pie".
Lo sviluppo e il successo delle Casse di Risparmio fu tale che alla fine dell'Ottocento furono regolamentate con una legge dello Stato.
Più tardi, le Banche iniziarono a sponsorizzare ed offrire congrui finanziamenti e presero il sopravvento soprattutto a seguito della creazione di uno "sportello dedicato al pegno" con il quale si concedevano prestiti fino ai quattro quinti del valore se si trattava di "monili preziosi", e dei due terzi in caso di beni differenti.
Nel 1993 il d.l. n° 385 ha accompagnato la nascita e disciplinato l' "Associazione Italiana degli Istituti di Credito su pegno" secondo la quale il beneficiario può sottoscrivere un vero e proprio contratto a scadenza variabile (minimo 3 mesi/massimo 12 mesi). 
Giunto il termine, se non si estingue il debito, si può chiedere il "rinnovo del pegno", previo pagamento degli interessi maturati.
In questo caso la banca rilascia una polizza che, oltre all'aggiornamento tan e taeg, include anche le "spese di custodia del bene": il classico esempio di un servizio rimodernato che non propone più condizioni convenienti per il cliente.

Ecco perchè quando alla fine degli anni '90 cominciarono a diffondersi i primi Compro Oro e Banco Metalli, molti italiani sia per fare un investimento redditizio, sia per ottenere la "massima valutazione" dei propri oggetti, si orientarono sempre più verso questa moderna attività che, tra i numerosi vantaggi, consentiva di monetizzare in maniera semplice e veloce.
Ma ricorrere ad un Compro Oro o ad un Banco Metalli è la stessa cosa? 
In caso di dismissione, come e quando è più opportuno vendere?
Innanzitutto sia a livello giuridico che di "servizi" offerti alla clientela, un Oro point e un Banco sono 2 realtà completamente diverse anche se molti tendono ancora ad assimilare l'una all'altra. 

Il negoziante che gestisce un Compro Oro può acquistare oro da privati e, per esercitare l'attività, ha bisogno soltanto di una licenza rilasciata dalla Questura.
In caso di oggetti allo stato di "rottame" deve cederli alle fonderie e non può commercializzare l'oro fino da essi ricavato, ad esempio sotto forma di lingotti.
Il Compro Oro, infatti, a differenza di un Banco, non può occuparsi della rivendita di "oro da investimento" per la quale è necessaria l'autorizzazione ed il numero seriale rilasciato dalla Banca d'Italia. 
Il Banco Metalli, invece, azienda più solida e strutturata, "compra e vende oro all'ingrosso" fornendo sia privati che commercianti (ma anche banche e fonderie), come stabilito dalla normativa vigente.

La legge impone, inoltre, che il Banco sia una società per azioni (o altro tipo equivalente) legalmente costituita, con un capitale sociale di almeno 120.000 euro, interamente versato.
Nell'oggetto dell'atto costitutivo deve essere espressa, a chiare lettere, la dicitura "commercio in oro". 
Tra gli obblighi imposti ci sono i "requisiti di onorabilità" che devono possedere tutti coloro che fanno parte dell'azienda: nel caso in cui anche uno solo di essi abbia ricevuto condanne penali (o abbia un procedimento in corso), la Banca Centrale non concederà l'autorizzazione, impedendo la fruibilità dei principali servizi come la compravendita di "oro fisico" (monete, placche, lingotti) e la negoziazione di "oro finanziario"(certificati e fondi di deposito su oro). 
Senza sottovalutare la policy seria e corretta di molti Compro Oro, rivolgersi ad un Banco è già di per sé garanzia di affidabilità, grande esperienza e consulenza specializzata.

Prima di vendere i propri oggetti è importante seguire le "quotazioni giornaliere" disponibili sul sito on line dei grandi Gruppi. 
Per ottimizzare i ricavi, bisogna scegliere il "momento giusto" cioè quando il trend dell'oro è positivo. 
Registrandosi gratuitamente, è possibile ottenere una "stima in tempo reale" e, se il preventivo non è convincente, si possono consultare altre piattaforme e verificare se applicano uno spread migliore.
Fatto questo, potete attivare alcuni servizi veicolati per la massima soddisfazione del cliente come il "Gold Alert", grazie al quale siete avvisati con un sms che la quotazione dell'oro ha raggiunto l'importo più alto ed ottenere, così, un preventivo più vantaggioso.
Oppure si può approfittare di alcune promozioni riservate ai nuovi clienti ai quali si concede un "bonus di benvenuto".
Un altro "servizio a costo zero" che consente di arrotondare i guadagni, è il "blocca prezzo on line": anche se nelle successive 24/48 ore dalla prenotazione, il gold price dovesse calare, il negoziante vi appliccherà la tariffa migliore: una modalità che vi permetterà di non perdere denaro e, con le continue oscillazioni della Borsa e dei mercati, attivarla sarà davvero molto conveniente.
Se fino a pochi anni fa i clienti dei Compro Oro erano essenzialmente persone in difficoltà, oggi le cose sono molto cambiate.

Anche "professionisti e donne che lavorano" scelgono di disfarsi di oggetti d'oro e d'argento, vecchi ricordi di famiglia, per pagare l'anticipo della nuova auto, regalarsi un week end in una Spa, iscriversi in palestra o convertire la somma guadagnata nell'acquisto di monete e lingottini d'oro come ottimo investimento per i propri figli.
E non solo. Tra i nuovi clienti ci sono "studenti universitari" che vogliono fare uno stage all'estero oppure "giovanissimi, appassionati di tecnologia", che fanno la fila negli Oro point per vendere charms, bracciali, catenine e comprare lo smartphone di ultima generazione, pluri accessoriato e multifunzionale.

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